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RAMAZZINI IL PADIGLIONE NASCOSTO

Il 13 Maggio 1978 il parlamento italiano approvava la legge n.180, "Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori", rimasta nella memoria storica italiana sotto il nome di "Legge Basaglia", nome dello psichiatra promotore dell'iniziativa. La legge n. 180 rappresentò un nodo di svolta cruciale nel sistema sanitario nazionale e nella normativa sull'assistenza psichiatrica, imponendo la chiusura dei manicomi a livello nazionale, quelle strutture che, secondo le parole di Basaglia, erano divenute abitazione forzata, luogo di perpetua istituzionalizzazione dove il malato è costantemente "sotto processo, condannato - come di Focault - ad essere posto sotto un atto di accuso il cui testo non è mai mostrato perchè è segnato nell'intera vita dell'asilo."

Il 13 Maggio 1978 il parlamento italiano approvava la legge n.180, “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”, rimasta nella memoria storica italiana sotto il nome di “Legge Basaglia”, nome dello psichiatra promotore dell’iniziativa. La legge n. 180 rappresentò un nodo di svolta cruciale nel sistema sanitario nazionale e nella normativa sull’assistenza psichiatrica, imponendo la chiusura dei manicomi a livello nazionale, quelle strutture che, secondo le parole di Basaglia, erano divenute abitazione forzata, luogo di perpetua istituzionalizzazione dove il malato è costantemente “sotto processo, condannato – come di Focault – ad essere posto sotto un atto di accuso il cui testo non è mai mostrato perchè è segnato nell’intera vita dell’asilo.”

Testimone di un retaggio passato di confinamento e alienamento, rimane una costellazione di strutture ospedaliere abbandonate sparse sul territorio italiano, come giganti addormentati. Da decenni, migliaia di persone hanno visitato e immortalato i resti dell’ormai diroccati Centro Psichiatrico di Voltera, adagiato su una collina a pochi passi dalla città. I padiglioni centrali, abbandonati all’incuria, sono stati martoriati e saccheggiati da visitatori e vandali; nonostante ormai sia rimasto ben poco delle loro caratteristiche originali, continuano ad essere un richiamo per turisti e fotografi.
Ai margini degli edifici principali, dimenticato e di difficile accesso, è rimasto nascosto il Centro Ramazzini, struttura una volta dedicata alle camerate di degenza delle centinaia di pazienti. Qui i ricoverati del manicomio dormivano, soggiornavano durante le pause dal lavoro, passeggiavano nel cortile protetto da reti e cancelli. Discosto da altre strutture più famose, non ha subito negli anni l’invasione ed il saccheggio dei curiosi; anzi, utilizzata come magazzino di manichini ed altri oggetti ha amplificato l’atmosfera teatrale di ansia e di incubi spezzati. Il Ramazzini è rimasto un edificio di innegabile fascino e suggestione, monumento innalzato alla imperfezione umana, testimone di angosce, incubi, sogni, ansie. Altamente rappresentativa è la destinazione della struttura, una volta manicomiale, a deposito di manichini, beffarde rappresentazioni di uomini e donne che, per il loro essere diversi, per la loro malattia, dovevano subire ogni giorno la custodia, il condizionamento, l’annullamento.

 

Vittorio Marrucci

 

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